Il codice-colore


A volte penso che si dovrebbe dare un codice-colore anche alla storia dei pazienti.


Ai codici Verdi tendenzialmente non si teme molto per la propria salute. Un po' di preoccupazione c'è, si. Talvolta giustificata, talvolta un po' sopravvalutata.


Ai codici Verdi, oggi, tu, pieno di orgoglio, mi hai detto:

"Mai avuto niente, non prendo nemmeno una pastiglia alla mia età!", però ti senti stanco da qualche giorno. Tanto stanco. Troppo stanco.

I numeri dicono che perdi sangue da qualche parte. L'eco-addome non quadra, da quella finestra si vedono nuvole strambiformi.

Ma come? In un cielo così sereno perché c'è l'ombra di quei nuvoloni?


Ai codici Verdi, lei mi racconta la sua storia stasera.

L'ultima paziente da visitare in questa giornata di lavoro, l'ultima esperienza con cui entrare in contatto. Ma solo per oggi.

Lo hai avuto ovunque, e da qualche parte è pure tornato. Ti cedono le ginocchia per il dolore e hai paura di esserti fratturata il secondo, ovviamente dopo la frattura del primo. Ma tu hai a casa quattro figli che ti aspettano. Ma tu continui a combattere.


Ai codici Verdi, le vostre storie si intrecciano e cambiano colore esame dopo esame.

Volevo solo cambiarmi anche io e andarmene. Ma ripasso a vedere come state.

Tu mi chiedi se quei nuvoloni minacciosi erano solo passeggeri, e io non so risponderti, perché non c'è ancora il referto della TC. E allora diventi un codice-colore più cupo, come il tuo sguardo.

Lei, invece, mi incontra in corridoio, con le dimissioni in mano, le ossa integre, è un codice-colore che brilla di buone nuove. E tante lacrime che non scendono da quegli occhi stanchi e coraggiosi.


Faccio per andarmene, ma sento suonare il monitor dell'automedica.

E come il canto del pettirosso per gli altri pettirossi, è un richiamo di curiosità e di voglia di imparare che non conosce la stanchezza.


Tu hai tanti acciacchi ma sei in ROSC.

"Torno a casa con una buona notizia", penso.

Ma questo è il Pronto Soccorso e c'è mai una fine.

"Arriva un altro codice Rosso, preparatevi!".

E allora la barella è riposizionata, il monitor è pronto per leggere nuovi numeri, i guanti puliti sono indossati.

Ma tu avevi già deciso che bastava così. Tu non volevi un'accoglienza asettica e precisa, ma solo un po' di ascolto oltre le sbarre del tuo dolore.


Esco e prendo una boccata d'aria. Certo, non buona, siamo pur sempre a Pavia! Però stasera quell'aria non pesava, non sapeva più di morte, non sapeva più niente. Inerte e fresca.

Vedo uno dei tuoi quattro figli che ti corre incontro per aiutarti con la sedia a rotelle. Ti accarezza la testa e a me sembra di sentire che ti dica "mi hai fatto preoccupare un'altra volta, ma io so quanto sei forte, mamma!".


Ci vorrebbe un codice-colore per le emozioni ad inizio e a fine turno.



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