Il dolore della depressione e il frastuono dell’amore
lo arrivo, tardi, come sempre.
Tu incroci subito il mio sguardo.
Chissà perché io incontro te e tu incontri me.
Ti dimeni su una sedia con le ruote, ma in realtà sei rimasta ferma a vent'anni fa.
Cerchi di farmi capire il tuo dolore, ma il tuo codice-colore mi dice che puoi aspettare.
Avrai pensato anche tu, forse, che hai aspettato così tanto che qualche ora in più non cambierà nulla. Perché tanto lei non tornerà.
E allora rimani lì, con la testa fra le mani e i pensieri nello stomaco.
Mi incontri di nuovo e la tua forte debolezza si scaglia contro la mia fame di tempo.
Quando finalmente mi sono rifocillata di quel maledetto e benedetto tempo che ci ha separate, mi racconti di te.
Lei se ne è andata giovane, lui se ne è andato non troppo vecchio.
Lo stesso male.
Lo stesso dolore tuo.
Quello che sta portando via anche te, che non reggi più il peso delle assenze continue che vivi. E cadi.
Non vuoi più farti visitare.
"Ti prego, portami a casa" supplichi tuo marito. E a me sembra di sentire: "ti prego, portami indietro nel tempo, dove non era successo niente".
Poi ti guardo, in quegli occhi che non avevo ancora visto ma di cui mi sono stupita tanto fossero belli e profondi, come le acque torbide che stai cercando di dominare con quella quiete turbolenta che hai sul volto.
E tu, inaspettatamente, mi prendi la mano.
E io, che non ho i guanti, sento il tuo dolore.
Poi rinasci.
E torni a casa con un salvagente della tua misura.
Mentre eri nella sala parto della tua nuova vita, tuo marito, aspro come la terra incolta e dolce come il miele, mi guarda e mi dice:
"Sa, signorina, quando ci si sposa, ci si promette di tenersi stretti nel bene e nel male. Adesso c'è il male, io non la lascio sola. L'ho deciso tanti anni fa, lo decido ogni giorno".
Il dolore della depressione è talmente sordo che non lo si vuole ascoltare, talmente cieco che non lo si vuole vedere, talmente muto che non gli si riesce a parlare.
Ma l'amore... 'amore non si spiega.
L'amore si fa.

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