Di panico (non) si muore
Qui si impara a ragionare velocemente.
Nell’arco di qualche secondo si innesca un vero e proprio spettacolo pirotecnico di sinapsi.
Il farmaco giusto, il dosaggio preciso, la via d’infusione più rapida.
Adesso non c’è tempo per le mie emozioni, devo pensare alle tue.
Devo pensare a cosa stai pensando per bloccare quel pensiero, prima che tu blocchi il tuo respiro dopo averlo esasperato alla ricerca di ossigeno.
E io so come ti senti.
Ti senti come quella barella: al centro del crocevia dei corridoi della tua vita.
Tra passato, presente e futuro.
Tra prima e dopo.
Tra oggi e domani.
Ti senti come quella barella: un attimo prima attorniata di decine di persone che le girano attorno e l’attimo dopo, di colpo, abbandonata a se stessa.
Tra solitudine e coesistenza.
Tra suoni e silenzio.
Tra luce e buio.
Ma adesso non c’è tempo per le mie emozioni, devo pensare che se ti do troppo ossigeno stai male e se non te ne do abbastanza muori.
Ho imparato a ragionare velocemente.
E allora ecco che si accende l’ultima partita di questi fuochi d’artificio, quella più spettacolare, più emozionante. Quella raffica di bagliori e tuoni dopo la quale tutti rimangono assordati nel silenzio di quello che hanno appena vissuto.
Delorazepam o Diazepam?
Farmacocinetica e farmacodinamica.
2 mg o 4 mg?
Lo so.
Lo scoppio finale.
Respiri. Respiro.
Adesso posso pensare alle mie emozioni, senza fretta.
Anche io mi sono trovata a quel crocevia, ma oggi siamo salve entrambe.
[Grazie per l’ispirazione, viva, costante e sincera, a Ilaria, giovane grande Medico, straordinaria Donna.]

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