EN E XANAX
- En e Xanax non si conoscevano prima di un comune attacco di panico,
e, subito,
filarono all’unisono. -
“Buonasera signora…beh, forse meglio dire buongiorno!”
“Oddio non mi sembra vero che mi visitiate dopo tutte queste ore.”
È l’ennesima volta che ci si sente dire queste parole. E non si sa più come spiegare.
Col tempo ho imparato che la mole di documentazione dei propri pregressi che i pazienti portano in Pronto Soccorso spesso è inversamente proporzionale all’urgenza dei sintomi.
“Tenga, questa è la mia storia”, e mi porgi un faldone stracolmo di carta scritta. Chissà se sei davvero consapevole di tutto quello che c’è scritto lì dentro, della tua storia.
Ok, è tardi e siamo tutti stanchi, ma ci voglio provare lo stesso.
- Se non ti spaventerai con le mie paure
Un giorno che mi dirai le tue
Troveremo il modo di rimuoverle
In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore
E su di me puoi contare per una rivoluzione -
Chiudo il faldone.
“Mi racconti lei cosa è successo signora! La ascolto.”
“Sono stanca, non me la sento.”
“Capisco. Io mi metto qui seduta di fianco a lei, se cambia idea me lo dice.”
“Mh. Va bene…”
Apro il faldone. Intuisco qualcosa, intuisco che avevo già capito che il problema non era il male alle gambe.
La testa te l’hanno già scandagliata in lungo e in largo, ma la mente non te l’hanno guardata.
“Senta…una cosa gliela voglio raccontare però.”
“La ascolto!”
Una cascata di parole ed emozioni mi si riversano addosso senza sosta con una potenza paralizzante. A ogni ripresa di fiato, ti sento più sicura e meno dolorante, e gli occhi sempre più grandi.
Se fossimo in un altro posto, con un timer che scandisce in modo imperativo i minuti a nostra disposizione, il nostro tempo sarebbe già scaduto due, anche tre volte.
Ma più tu mi racconti, più io capisco.
A me piace capire le persone.
Il problema non è l’atassia, ma la paura.
La paura di affrontare la paura.
Ti capisco, sai?
“Signora, se si fida di noi, proviamo a trovare la terapia giusta così può riposare un po’.”
“Va bene, ma non mi lasciare sola anche tu.”
Tredicesima ora di turno, di una notte instancabilmente sorprendente.
Una notte che si è fatta giorno chissà come.
Due zaini, una borsa, il cambio, le chiavi della macchina, la testa stanca.
Sembravo un beduino delle steppe, in senso letterale e figurato.
“Perché se ne va?”
“Cara signora, abbiamo finito il turno, adesso c’è qualcun altro che si occuperà di lei!”
“Mh. E cosa mi faranno?”
“La aiuteranno in ogni modo possibile: ha acconsentito a sentire lo specialista, quindi a breve verrà a fare una chiacchierata con lei.”
“… . Senta io non voglio imbottirmi di farmaci, ho paura di non riconoscermi più.”
Mi ricordo che una volta ho detto le medesime parole a te che, amandomi, mi hai detto “stai tranquilla, sono qui con te: se dovessi accorgermi che non sei più tu, ti ricorderò chi sei.”
Io penso che ci sia qualche problema con il dolore della mente. Si è ancora troppo soli ad affrontarlo.
Non si ha più tempo per ascoltarlo.
Cosa si può fare?
- In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore. E su di me puoi contare per una rivoluzione. Tu hai l'anima che io vorrei avere. -

Commenti
Posta un commento